Testo di Anna Roberti
Nell’autunno del 1941, quando le armate tedesche non erano lontane da Mosca, le case di produzione Mosfil’m e Lenfil’m vennero evacuate ad Alma-Ata, allora capitale della Repubblica Socialista Sovietica del Kazakistan (ora la città si chiama Almaty e la capitale è stata trasferita ad Astana).
Anche molti registi partirono per il Kazakistan, dove vissero circa tre anni: tra di loro vi era anche Ejzenštein, il geniale autore della “Corazzata Potëmkin” che al tempo era il direttore artistico della Mosfil’m.
Negli anni dell'evacuazione, gli studi cinematografici furono allestiti nel vecchio cinema-teatro «Alatau» (andato perso per un incendio) e nel Palazzo della Cultura, oggi sede della Filarmonica: qui, una lapide ricorda i nomi di tutti i famosi cineasti che vi lavorarono. Ed esiste ancora, anche se un po’ rimodernato, lo stabile noto come «Laureatnik»: tutti gli artisti che ci vivevano, infatti, erano stati gratificati, ovvero laureati, come dicono i russi, con il «Premio Stalin». Ejzenštéjn aveva ricevuto il riconoscimento nel 1941 per ”Aleksandr Nevskij” e avrebbe fatto il bis nel 1946 per “Ivan il Terribile”.
Proprio ad Alma-Ata venne girato quest’ultimo capolavoro, dopo che Ejzenštéjn aveva riscritto la sceneggiatura e disegnato le scene e i costumi.
In Kazakistan si trovava in quel periodo anche Vol’f Messing, un artista con fama di sensitivo. Un giorno predisse a Ejzenštéjn che sarebbe morto a 50 anni.
Dopo un primo attacco di cuore durante le faticose riprese di “Ivan il Terribile”, il grande regista ne ebbe un altro nel 1946 a Mosca e la notte del 9 febbraio 1948 ebbe l’infarto decisivo che lo portò alla prematura morte.
Aveva appena festeggiato il suo cinquantesimo compleanno.
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